Quando al peggio non c’è mai fine
Un’altra partita, l’ennesima, segnata in negativo dalle decisioni arbitrali. Lazio–Cremonese di sabato lascia l’amaro in bocca non solo per il risultato, ma soprattutto per uno scandaloso arbitraggio che ha negato alla Lazio due calci di rigore solari (uno sul Taty e l’altro su Noslin), episodi che avrebbero potuto cambiare volto e inerzia dell’incontro.
Oltre ai due calci di rigore clamorosamente negati, alla fine della partita è emersa un’altra grave ingiustizia subita dalla Lazio di cui si è poco parlato ma che la dice l’unga sulla volontà dell’arbitro di indirizzare il risultato. Al momento dell’espulsione del giocatore della Cremonese ci trovavamo infatti al 93° minuto, con cinque minuti di recupero assegnati e quindi almeno altri due minuti effettivi da giocare. Dopo la conclusione di Cataldi, terminata di poco alta, l’arbitro Pairetto ha inspiegabilmente fischiato la fine della partita dopo solo 10 secondi, privando la Lazio della possibilità di giocarsi gli ultimi minuti di arrembaggio alla ricerca di una vittoria in extremis.
Una decisione grave, incomprensibile e dannosa, che si aggiunge a una lunga serie di episodi arbitrali sfavorevoli e che lascia ancora una volta la sensazione di una Lazio penalizzata oltre ogni logica sportiva.
Non è più un caso, non è più sfortuna. È una stagione intera costellata di torti arbitrali, sempre e solo a sfavore della Lazio. Viene inevitabilmente alla mente il clamoroso rigore non concesso a Milano, uno dei tanti episodi che stanno togliendo punti, serenità e fiducia a una squadra che, nonostante tutto, prova a restare competitiva.



Non solo incapacità: il dubbio è legittimo
La Lazio sabato non è stata brillante, inutile negarlo. Le tante assenze, figlie anche delle ingiuste espulsioni di Parma, hanno inciso su ritmo, brillantezza e incisività offensiva. Ma ciò che non è più accettabile è che ogni singola partita veda la Lazio penalizzata da decisioni arbitrali sistematicamente sfavorevoli.
Perché se fosse “solo” incapacità (peraltro evidente) gli errori dovrebbero essere equamente distribuiti. Invece no. I danni colpiscono sempre la stessa parte. E a questo punto il dubbio diventa legittimo.
Il precedente di Parma e il silenzio della società
A Parma una Lazio decimata da due espulsioni che erano, nei fatti, due semplici ammonizioni, è riuscita comunque in un’impresa straordinaria, portando a casa una vittoria che ha avuto del miracoloso. Ma quel successo non cancella la gravità e la reiterazione delle decisioni arbitrali subite.
Ciò che preoccupa ancora di più è il silenzio assordante della società, che sembra quasi fregarsene delle innumerevoli ingiustizie patite dall’inizio dell’anno. In questo contesto Sarri appare sempre più solo, a difendere la squadra, il lavoro quotidiano e una dignità che viene sistematicamente calpestata.
La poca incisività vista sabato è figlia diretta di quanto accaduto a Parma: rotazioni forzate, uomini fuori ruolo, scelte obbligate. E intanto la classifica piange. Alla Lazio mancano già diversi punti, punti che oggi farebbero tutta la differenza del mondo nella corsa a un piazzamento europeo, obiettivo alla portata di una squadra ben organizzata dal sapiente Comandante, se solo le venisse consentito di giocare ad armi pari.
Cronaca della partita
All’Olimpico va in scena una partita che si chiude sullo 0-0 ma che lascia dietro di sé rabbia, amarezza e la netta sensazione di un’occasione sottratta. La Lazio si presenta all’appuntamento falcidiata dalle assenze, molte delle quali figlie delle ingiuste espulsioni rimediate a Parma, e costretta ancora una volta a scelte obbligate.
Prima ancora del fischio d’inizio, però, lo stadio offre uno spettacolo degno della storia biancoceleste. In Curva Nord va in scena una coreografia emozionante dedicata a Sinisa Mihajlovic, simbolo eterno di coraggio, appartenenza e lazialità. In Tribuna Tevere, un sentito e doveroso omaggio a Felice Pulici, leggenda senza tempo, che strappa applausi e commozione. Il tutto accompagnato da sciarpate imponenti, perfettamente sincronizzate, che trasformano l’Olimpico in un colpo d’occhio straordinario: il pubblico vince a mani basse, ancora una volta.
In campo, l’avvio è prudente. La Lazio gestisce il pallone ma fatica a trovare velocità e profondità, mentre la Cremonese si chiude compatta, spezzando il gioco e abbassando sistematicamente i ritmi. I biancocelesti provano a costruire, ma la manovra risulta macchinosa, complice anche la scarsa brillantezza dovuta alle rotazioni forzate.
Nel primo tempo arriva il primo episodio chiave: un contatto netto in area di rigore che avrebbe meritato la massima punizione. L’arbitro lascia correre, il VAR resta inspiegabilmente inattivo. L’Olimpico rumoreggia, consapevole di aver già visto questo film troppe volte.
Nella ripresa la Lazio aumenta la pressione, spinta anche dal sostegno incessante del pubblico, ma senza riuscire a trovare la giocata decisiva. Al minuto cruciale arriva il secondo rigore negato, ancora più evidente del precedente: fallo chiaro in area, ignorato senza esitazioni. La sensazione è quella di una partita indirizzata non dal campo, ma da chi dovrebbe garantire equità.
Nel finale, tra nervosismo e frenesia, la Lazio prova l’assalto disperato. Al 93’, dopo la conclusione di Cataldi terminata di poco a lato, arriva l’ultima, incredibile beffa: nonostante i cinque minuti di recupero concessi, l’arbitro fischia anticipatamente la fine della gara, togliendo alla Lazio gli ultimi minuti di arrembaggio.
Il match si chiude tra i fischi e la delusione, ma resta un dato incontrovertibile: se in campo la Lazio ha faticato, sugli spalti ha vinto nettamente. Coreografie, sciarpate e sostegno costante hanno ricordato a tutti cosa significhi essere laziali. Peccato che, ancora una volta, la risposta del campo e dell’arbitraggio non sia stata all’altezza della passione del suo popolo.
Le pagelle dei Ragazzi
Provedel 6 Attento nelle rare occasioni in cui viene chiamato in causa, non può nulla sui falli d’area negati alla Lazio.
Marušić 6 Ordinato, prova a spingere ma senza creare superiorità.
Gila 5.5 Qualche sbavatura di troppo e poca spinta, la mancanza di certezze si vede.
Romagnoli 6 Guida con esperienza la difesa e tiene a bada gli attaccanti cremonesi.
Pellegrini 6 In affanno sulla fascia, troppo timido nelle sovrapposizioni.
Guendouzi 6 L’impegno è sempre da sufficienza ma Lento nel fraseggio, non riesce a dettare il ritmo di cui la squadra ha bisogno.
Cataldi 6 Fa quantità ma manca incisività: l’ultima mezz’ora è tutta di sofferenza.
Vecino 5 Sottotono e poco presente nelle seconde palle.6
Cancellieri 5 Offensivamente evanescente, condizionato anche dalle decisioni arbitrali.
Castellanos 4.5 Il peggiore in campo; troppo poco per giustificare il suo impiego in attacco.
Pedro 5 Prova in salita, mai pericoloso realmente.
🔁 Subentrati
Lazzari 6.5 L’unico con un pizzico di verve: prova a dare scosse.
Belahyane 5 Difficile entrare e ribaltare le sorti della gara.
Noslin 5.5 Un po’ più di vivacità ma non basta.
Sarri 6 Allenatore lasciato troppo solo: emergenze a parte, la squadra non trova continuità offensiva.
Davide Barillà

